Massimo Gramellini
Della gentilezza
da lastampa.it
Oggi vorrei scrivere qualcosa di veramente impopolare, per cui parlerò della gentilezza. Della sua prematura e così poco rimpianta scomparsa.
La defunta non richiedeva sacrifici particolari e nemmeno eroismi. Solo un po’ di educazione e, prima ancora, di umanità. Era una forma mentale. Talvolta ipocrita, e però utile ad ammorbidire le asprezze della [...]

Censura

Non siamo in un regime. Siamo in un paese dove passano solo le notizie che vanno bene a una preoccupante maggioranza trasversale.
Sulla repubblica di oggi in edicola non c’era nulla, nemmeno un trafiletto ad annunciare la manifestazione di Di Pietro.
Ma ora, dopo una mattinata di discorsi tra cui quello del fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, [...]

Renato Zoro

Due cose che non c’entrano una mazza una con l’altra:
1. lo disco per l’ultima volta… SI SCRIVE PATTI SMITH, non Patty.
2. Usa la parola genio troppe volte quindi mi limito a riportare l’ennesima puntata di Tolleranza Zoro, che va in onda tutte le settimane dentro Parla con me.

Guccini: “Berlusconi ora dirà: anch’io da piccolo ero nero”

Su La Stampa c’è un bell’articolo su un concerto di Francesco Guccini, in cui il Vate annuncia tra le canzoni in preparazione una Canzone di Notte n.4.
Questa è la notizia principale perché le canzoni di notte di Guccini, che escono dalla sua penna con moto uniformemente accelerato, prima 5 poi 10 ora 20 anni di [...]

  • Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

    Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

    E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.

    Due miserie in un corpo solo.