carta canta (niente a vedere con sanremo)

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Riporto semplicemente la rubrica di Marco Travaglio. La realtà supera la satira, spesso e volentieri.

“Di Pietro eviti gli insulti. Ne conosco la viltà. Da mesi gli chiedo un pubblico confronto sulle vicende della sua famiglia, ma è fuggito più volte in occasione di inviti tv perché ha paura di parlare degli affari di Mautone e del
figlio Cristiano. È un uomo la cui storia è costellata di vicende oscure ed ambigue. Dalle Mercedes alle scatole piene di soldi, alle vicende dei lavori pubblici in Molise. Spiace che in un momento di coesione nazionale usi il suo linguaggio. Ma è tipico di un uomo che ignora onestà e congiuntivi. Noi conosciamo la sua storia, nei dettagli. E capiamo perché reagisce così” (Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato, 14 aprile 2009).

“Per noi Di Pietro è un mito” (Maurizio Gasparri, An, 23 luglio 1994).

“Per noi Di Pietro è meglio di Mussolini” (Maurizio Gasparri, An, 7 maggio 1994).

“Di Pietro? E’ uno di quelli che può contribuire alla costruzione della Seconda Repubblica (Maurizio Gasparri, An, La Stampa, 4 ottobre 1994).

“Io spero in un miracolo: che Di Pietro venga con noi” (Maurizio Gasparri, An, 10 ottobre 1995).

in casi straordinari di necessità e d’urgenza

Forse adesso il nostro premier capirà cosa si intendeva nella costituzione con il concetto “in casi straordinari di necessità e d’urgenza”  per quanto riguarda il permesso al governo di “senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.”

Le affinità elettive

Intervista ai Bastards Sons of Dioniso

In che senso? 
“Tantissimi gruppi e cantanti fanno cose di qualità, ma non possono accedere a certi canali di distribuzione, vivono per la musica, ma sono in qualche modo condannati a restare nel giro indipendente, a vendere pochi dischi e ad andare avanti facendo concerti in piccoli club e bar. Un nome per tutti, il Teatro degli Orrori. Anche noi eravamo così, e ci piace pensare che possiamo far parlare anche di queste realtà, aprire la mente al grande pubblico”. 

È vero che in principio vi chiamavate Sons bastard of Dioniso? 
“Sì, solo dopo un po’ Michele si è accorto dell’errore. Ma l’inglese lo usavamo per non farci capire dai genitori e poter cantare le cose peggiori. Il primo disco non si chiama Greatest hits, ma Great tits heat: “Grosse tette scaldano”".

e questo chi è? Tolkien?

They Live

L’inquietante e involontario annuncio di wordpress di oggi.

P2

In repeat

Non abbiamo più niente. Vedi? Abbiamo qualcosa in comune. I fili si spezzano. La tela è decrepita. Mentre ci abituiamo al tanfo che ci tiene caldi e che produciamo senza sforzo. La tela, le tele fatte di sforzi di vite che si incrociano punto a punto e inevitabilmente si aggrovigliano. Tanto che il dentro è troppo scuro e il fuori è irragiungibile. Abbiamo intinto le mani e poi le orecchie come fosse un dovere, poi ci siamo ritrovati nella melma. Ora proviamo ad alzare le braccia come il naufrago fuori di sé dalla paura. E dall’incredulità. Dietro l’angolo ci sono slogature impreviste e promesse, continue promesse. Ora arriva qualcuno, ora mi vedrà qualcuno, ora mollo, ora smetto di agitare le braccia, che ho un osso di fuori e mi sto solo spappolando la spalla. Ora mollo. Poi scopri che in fondo alla melma respiri e ti stupisci ogni volta di questa capacità malsana degli uomini di mangiare merda con disinvoltura. Con calma ho aperto gli occhi, ho messo a fuoco. Ci vedi anche da qui. Sarà soltanto il lato oscuro della tela.

stanotte non dormo

Una delle cose più spaventose che abbia mai visto.

Two riders were approaching…

Uno dei momenti musicali più intensi che io abbia mai visto e uno dei motivi per cui il rock’n'roll per me si avvicina spudoratamente a una esperienza spirituale. Uno dei testi più belli mai stati scritti per una canzone perfetta da qualunque angolo la guardi.

Bruce Springsteen & Neil Young – All Along The Watchtower

Per i posteri.

lazzaro

La domanda non è se Michael Jackson farà altri concerti dopo gli ultimi 10 a Londra, ma come è possibile che sia in grado di fare ancora concerti dopo che nella foto in cui l’abbiamo visto più in forma negli ultimi 3 anni era su una carrozzella con un velo in faccia mentre gli cadeva di tasca il naso.

Massimo Gramellini

Della gentilezza

da lastampa.it

Oggi vorrei scrivere qualcosa di veramente impopolare, per cui parlerò della gentilezza. Della sua prematura e così poco rimpianta scomparsa.

La defunta non richiedeva sacrifici particolari e nemmeno eroismi. Solo un po’ di educazione e, prima ancora, di umanità. Era una forma mentale. Talvolta ipocrita, e però utile ad ammorbidire le asprezze della vita quotidiana. Grazie, prego, passi pure, mi scusi, ma si figuri, non me n’ero accorto, ha bisogno?, c’era prima il signore, non si preoccupi, disturbo? Ciascuna di queste espressioni, e dei gesti che spesso le accompagnavano, era una pennellata di grasso sugli ingranaggi esistenziali. Un balsamo che non migliorava le cose, ma consentiva di affrontarle per quel che erano, senza dovervi aggiungere lo sconforto che sempre ci assale quando abbiamo la sensazione di andare contromano.

Forme sporadiche di gentilezza sopravvivono nei rapporti sentimentali, almeno nella prima fase. Per quanto, anche lì. Tracce residue si ravvisano in piccole comunità non ancora divorate dall’individualismo dei diffidenti e dei disperati. Non si hanno notizie sicure di altri avvistamenti. A dire il vero, qualcuno che provi a essere gentile ogni tanto lo si incontra ancora. Ma passa subito per retorico, approfittatore o ruffiano. L’idea che nelle relazioni umane sia ancora possibile mettersi nei panni degli altri è considerata bizzarra. Ma non me ne vengono in mente di migliori per uscire da una crisi che ha spolpato i portafogli solo perché da tempo aveva già corroso i cuori.

  • Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

    Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

    E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.

    Due miserie in un corpo solo.