Un vero uomo dovrebbe lavare i piatti (le migliori del 2008 #4)

Questa si commenta da sola. L’unica cosa da aggiungere è che il disco di Caparezza merita di essere ricordato insieme a quello di Capossela e quello di Vasco Brondi come i tre dischi in grado di lasciare un segno in un’annata abbastanza vuota, a tutti i livelli. E questa canzone secondo me rappresenta tutta la [...]

2008 il film

Tra le vendite del libro, il successo del film, il successo del suo autore, la bravura del regista, il cammino verso gli oscar Gomorra ha occupato tutte le pagine dei giornali. Meritatamente. Ma credo che, nonostante le attenzioni, l’altro film meraviglioso e sconvolgente, degno di nota del 2008 italiano sia scivolato troppo presto nel dimenticatoio. 
Il [...]

Di questi tempi lo fanno tutti, perchè io non dovrei? (le migliori del 2008 #3)

Qualcosa dei Glasvegas doveva esserci perchè è l’unico gruppo del 2008 che mi ha fatto sussultare. Non sono molti i dischi che mi rapiscono veramente, ma ogni tanto scatta un’adesione totale all’estetica e al mondo che disegna un gruppo. Non sono molti, specialmente di questi tempi, perchè la maggior parte dei gruppi nascono già dediti [...]

Con me non devi essere niente (le migliori del 2008 #2)

Ecco, in verità, le prime due sono a parimerito, ma quando ho scritto il primo post ero in debito politico verso la vaghezza allucinogena di questi tempi. Per cui anche questa è la mia canzone dell’anno, dal mio disco dell’anno, e mi sento quasi banale a dirlo perchè è il disco dell’anno di un sacco [...]

  • Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

    Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

    E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.

    Due miserie in un corpo solo.