Le affinità elettive

Intervista ai Bastards Sons of Dioniso

In che senso? 
“Tantissimi gruppi e cantanti fanno cose di qualità, ma non possono accedere a certi canali di distribuzione, vivono per la musica, ma sono in qualche modo condannati a restare nel giro indipendente, a vendere pochi dischi e ad andare avanti facendo concerti in piccoli club e bar. Un nome per tutti, il Teatro degli Orrori. Anche noi eravamo così, e ci piace pensare che possiamo far parlare anche di queste realtà, aprire la mente al grande pubblico”. 

È vero che in principio vi chiamavate Sons bastard of Dioniso? 
“Sì, solo dopo un po’ Michele si è accorto dell’errore. Ma l’inglese lo usavamo per non farci capire dai genitori e poter cantare le cose peggiori. Il primo disco non si chiama Greatest hits, ma Great tits heat: “Grosse tette scaldano”".

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  • Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

    Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

    E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.

    Due miserie in un corpo solo.