In repeat

Non abbiamo più niente. Vedi? Abbiamo qualcosa in comune. I fili si spezzano. La tela è decrepita. Mentre ci abituiamo al tanfo che ci tiene caldi e che produciamo senza sforzo. La tela, le tele fatte di sforzi di vite che si incrociano punto a punto e inevitabilmente si aggrovigliano. Tanto che il dentro è troppo scuro e il fuori è irragiungibile. Abbiamo intinto le mani e poi le orecchie come fosse un dovere, poi ci siamo ritrovati nella melma. Ora proviamo ad alzare le braccia come il naufrago fuori di sé dalla paura. E dall’incredulità. Dietro l’angolo ci sono slogature impreviste e promesse, continue promesse. Ora arriva qualcuno, ora mi vedrà qualcuno, ora mollo, ora smetto di agitare le braccia, che ho un osso di fuori e mi sto solo spappolando la spalla. Ora mollo. Poi scopri che in fondo alla melma respiri e ti stupisci ogni volta di questa capacità malsana degli uomini di mangiare merda con disinvoltura. Con calma ho aperto gli occhi, ho messo a fuoco. Ci vedi anche da qui. Sarà soltanto il lato oscuro della tela.

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  • Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

    Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

    E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.

    Due miserie in un corpo solo.