Sa’remo 2

Con il nuovo sito della Rai sfruttato al 200 per cento, diretta tv senza audio e, in anticipo di un paio di minuti, diretta radio due per la Gialappa’s Band. Mi sbrago sul letto con il mac e lancio il combo Sanremo in the future sul monitor della scrivania. In un angolino dei sanremo a schermo intero c’è anche una piccola anteprima di raitre che manda Ballarò. Il futuro ci riserva un casino mediatico contemporaneo e in differita di due minuti.

Si comincia giovane in ogni caso, Puccini e Mina.

Ho difficoltà a descrivere la metamorfosi di Dolcenera, metamorfosi banale e prevedibile. Mignottizzante, in senso prevalentemente musicale. Un pò Paola e Chiara, un pò Gattomatto, un pò Alex Britti… è un caso da manuale, ti concedono due dischi, poi devi portare la pagnotta a casa.

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  • Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

    Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

    E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.

    Due miserie in un corpo solo.