Sono andato a vedere Cisco stasera. Suonava all’Alpheus, a Roma. Un locale dove solitamente non si sente malissimo se sei nel punto giusto, ma a forma di corridoio (e il punto giusto di solito è quel metro quadrato in cui si affollano tutti i paganti) e dalle idee sull’orario di inizio dei concerti abbastanza stravaganti. Ho scoperto stasera che soltanto nella capitale c’è il coprifuoco al contrario, i concerti non iniziano mai prima delle 11. Pensavo fosse normale. All’alpheus le 11 è l’ora in cui ti devi presentare se non vuoi rovinarti la serata ad aspettare in piedi per almeno un’ora. Po il concerto inizia tra le 11 e 30 e le 12 e 30 (seriamente, ho visto i Casino Royale in un giorno feriale cominciare dopo mezzanotte). Il concerto è stato meglio di quanto mi aspettassi, una bella band, compatta e affiatata, non scontata negli arraggiamenti e giovane, ha accompagnato sia le canzoni del nuovo repertorio da solista di cisco sia parecchi pezzi dei Modena City Ramblers.
Nel corso del concerto varie canzoni “combat” e una bella versione de I ribelli della montagna che su Appunti partigiani era cantata con la Bandabardò.
Siamo i ribelli della montagna
viviam di stenti e di patimenti
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell’avvenir
Ho pensato che fino a qualche tempo fa sentire queste canzoni mi cambiava l’umore, in meglio. In qualche modo misterioso (perchè non ne conoscevo molti che non erano indifferenti nè che recitavano involontariamente una parte) riuscivo a figurarmi ancora quei ribelli, a proiettarmi dentro gli occhi una panoramica eroica di persone sparse in angoli diversi di mondo che avevano qualcosa in comune e che quindi formavano un popolo. Un popolo discretamente sfigato e perdente, ma pieno di entusiasmo, spirito critico e autoironia.
Quelle persone, moltissime, che hanno alimentato anche la scena musicale italiana di una decina di anni fa, che non a caso era fatta di contenuti e non era una specie di dance più alternativa fatta con le chitarre le cravattine. In quel contesto è nato Materiale Resistente, a cui poi i Modena si sono ispirati per Appunto partigiani.
Ma la musica non c’entra. E neanche un partito politico. Quello di cui mi sono reso conto è che provando ad avviare quella panoramica mentale, con molta fatica, vedevo solo persone, che niente accomuna se non la disillusione e l’incapacita di guardare lontano. C’è il vuoto tra quelle canzoni e la diretta emanazione delle idee da cui nascono. Per cui il nulla si espande, fagocita quelle canzoni e le svuota. Come ha già svuotato nell’altra direzione le persone che le cantano. Io non vedo quel popolo perché quel popolo è disgregato, perso nel capire come arrivare a fine giornata. Arrancando per la compagnia, abbassando le difese al trash (vedi sotto), accettando una normalità oltraggiosa.
e la linea non c’è.
La mia idea di resistenza va al di là dei partigiani, forse per questo non mi capacito dell’assenza ingiustificata del pensiero resistente. L’individualismo strisciante che ha dilagato in ogni angolo della società sposta il baricentro dei bisogni e quindi rende inutile la stessa messa in moto del pensiero resistente. Perchè l’idiozia e la banalità (che è immorale per definizione*), ma sarei troppo buono, diciamo la cattiveria, la stupidità e l’irrazionalità, se l’obiettivo è il risultato personale, si possono anche accettare. Ognuno le accetta per sé, senza dover rendere conto a nessuno, e la discesa nella folla è indolore.
(a livello politico invece tutto questo è rappresentato dalla disgregazione stessa dell’intera sinistra, in una deprimente corsa al consenso che nasce dalle stesse necessità. Nessuna idea pervenuta. Solo sondaggi che indicano l’esordio migliore per farsi accettare in società, la migliore battuta, la miglior pettinatura, cosa è in e cosa è out. Si corre. Si rincorre. Si arranca, si abbassano le difese, si accetta la normalità oltraggiosa)
Poi cisco ha ripreso due canzoni dei Csi/CCCP. Guardagli negli occhi (la “ripresa” su La terra, la guerra, una questione privata.
Il bersagliere ha cento penne
E l’alpino ne ha una sola
Il partigiano ne ha nessuna
E sta sui monti a guerreggiare
Lassù sui monti vien giù la neve
La tormenta dell’inverno
Ma se venisse anche l’inferno
Il partigiano rimane là
Quando poi ferito cade
Non piangetelo dentro al cuore
Perché se libero un uomo muore
Non gli importa di morire
e Fuochi nella notte di San Giovanni.
Spaventati i guerrieri, persi alla meta i viaggiatori
La saggezza è impazzita, non sa l’intelligenza
La ragione è nel torto, conscia l’ingenuità
Così vanno le cose così devono andare
*definizione di Manuel Agnelli.
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