sing your own names

Questa è carina. Anche se io continuo a non capire i Vampire Weekend.

Da rockol

Peter Gabriel e gli Hot Chip registrano una cover dei Vampire Weekend

Se degli artisti registrano insieme una cover non c’è niente di strano. Se alla registrazione partecipa anche Peter Gabriel la notizia si fa più interessante. Se la canzone coverizzata cita direttamente l’ex Genesis nel suo testo allora siamo proprio costretti a riportarvela.
Gli Hot Chip e Peter Gabriel hanno registrato una loro versione del brano “
Cape Code kwassa kwassa” dei Vampire Weekend, giovane band newyorchese, contenuto nel loro album di debutto che si è segnalato come il disco alternativo dell’estate 2008.
Nel ritornello della canzone, tra pop e percussioni caraibiche, compare proprio la frase “But this feels so unnatural, Peter Gabriel too”. Il cantante inglese non ha perso l’occasione di autocitarsi (modificando la strofa in “But this feels so unnatural, Sing your own name”) nella versione più elettronica realizzata da un’altra band newyorchese, gli Hot Chip, e il risultato è affascinante.
La canzone registrata quest’estate nei Real World Studios di Gabriel nel Wiltshire.

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  • Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

    Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

    E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.

    Due miserie in un corpo solo.