Pop Kills Your Soul

Gli Afterhours andranno a sanremo al 95 per cento. Lo ammettono anche loro. Non vorrei passare per il solito blogger stronzo di quelli con cui se la prende Manuel sul palco o nelle interviste, per cui cercherò di argomentare.

Sanremo è parte integrante di quelle strane anomalie italiane imposte dall’alto e senza nessun contatto reale con la vita quotidiana. La sua scomparsa porterebbe soltanto ad una perdita di migliaia di posti di lavoro, come nel caso della politica italiana. Nessun effetto culturale di rilevanza. Nessuno negativo almeno. Il problema non è partecipare a sanremo.

Tra le ipotesi: “andare a sanremo con un pezzo che spacca vuol dire inserirsi nel sistema ed esserene schiacciati” e “andare a sanremo con un pezzo che spacca vuol dire che qualcuno che abitualmente aspetta la musica di merda e di sistema del festival forse potrebbe essere scosso da un brividino sotto le ossa che non si può spiegare e il giorno magari comincia a interessarsi di quel gruppo e da quel gruppo arrivare ad altri e poi ad altri e perdersi nel magico mondo del rock’n'roll” io opto ancora per la seconda.

Foto da qui

Il problema è che quel sistema è sbagliato. E miope. E ancorato a non so neanche io più quali valori. Il problema è che la “cultura ufficiale” è un monolite di conservazione del potere che non apre a nulla che potrebbe mettere in discussione quei valori. Mentre al Letterman Show in America ogni giorno passano Tv on the radio, Wilco, The National, Lcd soundsystem ecc, qui abbiamo Gigi D’alessio, Zucchero, Ligabue, Vasco (si fanno gli speciali solo di lui perchè assicura miliardi di ascoltatori, tv sperimentale e coraggiosa). E forse è peggio quando si fa finta di avere un occhio alle nuove proposte, ai gggiovani, agli esordienti, insomma a quei poracci che ancora non sono andati in televisione. Castrocaro o scuole di Mogol (cioè il principale responsabile dei testi in stile Tv Sorrisi e Canzoni della storia Italiana). Dalle quali escono sardine in scatola con grandi voci e  teste bipartizan dai capelli piastrati, dalle quali escono pensieri che di solito assumono la forma, per le donne, di discorso sulla fame del mondo al concorso di miss italia, e per gli uomini a scelta “i bambini fanno ao’” o “prima di sparare… pensa!”. Di solito sti minchioni non si sono mai visti nei locali in giro per l’italia perchè vengono allevati nei pianobar o nei conservatori, in provetta, quando ci sono milioni di ragazzi che si fanno il culo, cercando di tirare fuori qualche idea (mica sempre riesce eh), per proporre un modo di vedere le cose, un suono, una parola diversa da quella che uno si aspetta.

Da qui vengono gli After, dei grandi professionisti, che sono arrivati dove sono arrivati senza dover rendere conto a nessuno, proponendo musica bellissima e mai scontata, suonando dal vivo meglio degli altri, anche rischiando, pur di portare avanti i propri progetti. E sono contento che avranno a disposizione un modo per farsi conoscere ancora di più. E se continueranno a fare dei dischi come quelli che hanno fatto sarò contento, anche se diventeranno un gruppo inserito in quel sistema, (come i negramaro, ormai i negrita, piero pelù, francesco renga, tanto per rimanere in alcune sfaccettature del rock), perchè magari ci sarà il rischio di sentire qualcosa di bello e adatto alle nostre orecchie bisognose di storture e rumore.

Foto da qui

Mi piacerebbe ancora di più vedere manuel prendere a parolacce a sputi le signore che saranno in prima fila all’Ariston con le pellicce da 10 mila euro. Oppure, brividi, sentirlo cantare 1.9.9.6., ma queste sono stupidaggini. Utopiche.

Come è utopico chiedere ad un gruppo di fare la rivoluzione culturale quando ci permea la mediocrità delle proposte e, soprattutto, delle necessità.

Ho scoperto oggi il video bellissimo della loro bellissima canzone dal loro album secondo me più bello. Quello che non c’è

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  • Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

    Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

    E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.

    Due miserie in un corpo solo.