brividi multimediali

Attenzione, volevo porre alla vostra attenzione un’azione coraggiosa e definitiva di questo nostro mercato italico di musica da ballo.

Sono quei momenti (un po’ come l’elezione di un nero alla Casa Bianca o il primo uomo sulla luna o, per rimanere in Italia, il primo Sanremo di Pippo Baudo) che segnano la storia e che ricorderemo con commozione quando questo periodo della nostra vita sarà un ricordo alle nostre spalle. E che gioia a pensare che quel piccolo passo era già così avanti, così consapevole dello sviluppo della rete, così definitivo.

Ecco, per tutti quelli che avevano sudato freddo, non avevano dormito per giorni e giorni, desiderosi e bramosi di pubblicare la classifica FIMI della settimana sul proprio blog. Per voi, dolci blogger, artisti in classifica (???) che vorrebbero autocitarsi su Myspace, piccoli cronisti monocefali in erba che pubblicano notizie su facebook, per voi, che per amor di verità rischiavate la vostra incolumità giudiziaria, la fimi ha deciso di rilasciare in Creative Commons le sue classifiche settimanali.

Capite la rivoluzione… potrete riportare finalmente la classifica settimanale delle minchiate più vendute SENZA DOVER PAGARE UNA LIRA E SENZA CHIEDERE UN’AUTORIZZAZIONE. E che classifiche! Incredibile amici, direbbe qualcuno.

Che presa per il culo, dico io.

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  • Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

    Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

    E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.

    Due miserie in un corpo solo.