dove sei modena sud…

Mi sono ritrovato a chiaccherare con un mio amico appassionato di musica che conosco da tempo e dopo due ore mi sono reso conto che avevamo nominato i nuovi lavori di gruppi che erano tutti in attività già nel 1998. Un segno come un altro che a livelli alti, escludendo tutti i fighetti con le cravattine e i campionatori, le chitarrine indie pop e i movimenti dei neoyuppies della musica alternativa, la musica italiana fatica a rinnovarsi, parlo di rock. I protagonisti sono tutti tra i 40 e i 50 anni. Molti di loro sono considerati esordienti, specialmente dal tg2 quando alle 2 di notte manda un servizio sugli Afterhours.

Tutto questo non riguarda l’argomento del post. L’argomento del post, è ancora revival. Questo mese ho rivisto giulio casale, vedrò il penultimo concerto della storia del La Crus, e stasera a Modena, si riuniscono invece i Rats. Hanno iniziato prestissimo, credo che nell’81 uscì il loro primo disco, prodotto da Red Ronnie, ma rimase nel gruppo solo Wilco il cantante e chitarrista. L’incarnazione degli anni ‘90 più mainstream è quella che io ho vissuto e consisteva in un trio rock abbastanza classico. Erano tremendi nella maggior parte dei casi, i Rats, le intuizioni interessanti del primo disco si sono via via perse a causa di brani non sempre all’altezza e di produzioni misteriosamente finte. C’era sempre qualcosa che non tornava. Ma questi sono pensieri moderni. Il mio pensiero di allora riguardava solo e soltanto l’assorbimento di qualsiasi tentativo, alto o basso, di rock’n'roll e chitarre elettriche. E in italia, insieme a Ligabue e Timoria, i Rats sono stati uno dei primi gruppi che ho sentito e che ho visto anche dal vivo. Poi sono arrivati altri, ligabue si è perso, francesco renga si è fatto la permanente. Ma, insomma, in bocca al lupo per stasera, il primo concerto dopo 12 anni di Wilco, Lor e Romi.

Il brano che girò di più si chiama Chiara, dal primo disco, Indiani Padani.

Sempre da quel primo disco, l’unico consigliabile in fondo, c’erano tre canzoni prodotte da, udite udite, ligabue, che regalò loro anche una canzone, fuori tempo, bellissima. Ligabue poi la reincise in A che ora è la fine del mondo.

e qua c’è un video di Chiara che, da quello che si intuisce alla fine, dovrebbe essere girato al matrimonio di Wilco e un altro. Sono bei momenti. Deliri da youtube. Distorsioni di Youtube. Ai posteri.

indianipadanicover

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  • Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

    Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

    E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.

    Due miserie in un corpo solo.