legge centotrentatrè

Alcune foto della Sapienza Università di Roma, scattate oggi. Grandi mobilitazioni, lezioni all’aperto, incontri, occupazioni. Qualcuno ancora si incazza. Ste notizie fanno bene.
Mentre Cossiga nell’indifferenza generale ha detto che lui avrebbe risolto mandando degli infiltrati tra i manifestanti ad alzare le mani, bruciare tutto e creare disordini per una decina di giorni. Così si conquista [...]

Cchiù pilu pe’ tutti

Ecco la veste con cui si presentà l’Unità del nuovo corso. Questo è il giornale pensato da Concita De Gregorio. Finalmente in stile PD(L). Un bel culo con una minigonna, così acchiappiamo i gggiovani, quelli che non ce la fanno proprio a concentrarsi più di 10 minuti, quelli per cui in ogni trasmissione di qualsiasi [...]

  • Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

    Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

    E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.

    Due miserie in un corpo solo.