Intanto corro

Giulio Casale finalmente ha l’occasione di esibirsi a Roma, dopo una attesa durata anni. Il 6 novembre sarà all’Ambra Jovinelli con lo spettacolo tratto dal libro di Mario Capanna, Formidabili quegli anni, dedicato ai movimentidelsessantotto. Il testo è rielaborato dallo stesso Casale e sarà inframmezzato da canzoni in tema sue e dei grandi cantautori italiani, De André, Fossati, Tenco. Negli ultimi due anni ha portato in scena, purtroppo nella maggioranza dei casi sempre al nord, lo spettacolo che Giorgio Gaber proponeva alla fine degli anni ‘70, Polli di allevamento. È autore di due libri, Sullo zero e Intanto corro, uscito in questi giorni per Garzanti, di un saggio sul teatro canzone del Signor G e di un libro di traduzioni dei testi di Jeff Buckley condiviso con Giancarlo Susanna che si è occupato del papà Tim. Ha anche due dischi a suo nome, il reading musicale inframmezzato a canzoni Sullo zero, e In fondo al blu. Era il leader degli Estra una band di Rock’n'roll d’autore che ha fatto quattro dischi e un live.

Sarebbe facile essere nostalgici e parlare degli estra il mio gruppo preferito in assoluto tra gli italiani, se la sono giocata solo con i csi, ma sarebbe anche fare un torto all’attività recente di giulio. Con coraggio e pazienza, invece di fare come tanti altri alternativi negli anni 90-giullari di corte nei duemila, ha proseguito sulla strada non facile e rigorosa del tetro civile e della poesia. Un tentativo insomma di essere artista in una società in cui si è impossibilitati ad essere artisti. Per motivi mai ben chiariti Giulio, estra e post, ha sempre frequentato poco Roma. Quindi il mio personale augurio è che l’Ambra sia strapieno il 6 novembre.

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  • Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

    Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

    E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.

    Due miserie in un corpo solo.