domande…

perché della cina si parla ogni giorno anche in presenza di “sospetti” mentre del caso della tradel e dei formaggi avariati mixati bellamente a merda di topo, plastica e ferro non ne parla più nessuno?

parlare della cina e dei cinesi è un argomento tattico, buono per tutte le occasioni, ecco perché costano poco, ecco perchè producono di più, ecco perchè gli stipendi sono più bassi. In un secondo ti dimentichi che la pasta costa il doppio dell’anno scorso, mentre sei al supermercato con l’occhio vigile all’etichetta made in china, (con l’altro occhio vigile attento che non ci siano cinesi nelle retrovie: primo, sanno il karate. secondo, potrebbero impastare dei gatti con le fettine di vitello) e ti dimentichi che probabilmente stai mangiando escrementi e calcinacci nella pasta, mentre ascolti al tg i carabinieri alla frontiera che perquisiscono i camion…

Il popolo è un bambino…

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  • Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

    Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

    E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.

    Due miserie in un corpo solo.