breakdown

ecco poi un gruppo che non capisco (e probabilmente continuerò a non capire nonostante Ernesto Assante) mi colpisce per caso per il gusto dimostrato nello sconfinato messaggio d’amore al mio caro tom petty in occasione della cover di dontcomearoundherenomore. ecco a voi il gruppo del momento, i signori vampire weekend, eroi indie, ma ormai saranno anche già passati di moda per alcuni, che rendono omaggio al signore 58enne:

sento già dire qualcuno che “non è che che se ascolti buona musica sei un buon musicista” (sento anche un accento un po’ calante) ma questa versione non è affatto male.

e poi pensare a quel disco, southern accents, è strano perchè lo ricordo come un macigno incomprensibile che non ho mai digerito del tutto. tutta colpa della produzione di dave stewart troppo fuori tiro per canzoni che rimangono bellissime. la title track è uno di quegli esempi che operano violente selezioni tra cantautori di serie a e gli altri. su un commento di youtube scrivono che johnny cash avrebbe detto che il brano dovrebbe sostituire dixie (l’inno del sud durante la guerra civile). non ho idea se sia vero ma in ogni caso l’ha incisa nel secondo degli american recordings: Unchainded, proprio quello in cui fa da backing band tompettyandtheheartbreakers.

credo che riascolterò almeno una volta i vampire weekend con attenzione e poi andrò a riesumare la cassettina originale di southern accents comprata bucata (la spiegazione magari ad un altro post) sul catalogo top ten a 4900 lire per poi scaricare con tutti i diritti il disco in questione e cercare di capirlo. (come avete capito sono tante le cose che non capisco e questo è un post circolare)

ma per finire e rompere l’equilibro una pubblicità progresso. siccome in italia funziona che tutti quelli che suonano, mangiano, si fotografano o appaiono sul palco con i pearl jam guadagnano fan ecco il mio personale contributo all’entrata in società di tom petty:

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  • Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

    Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

    E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.

    Due miserie in un corpo solo.