people are strange

cinque giorni a parigi e, con mio doloroso e immenso rammarico, ho poco e niente da scrivere di cattivo sui francesi. gli italiani invece, oltre ad essere ovunque e a sfoggiare un tipico tono di voce da bagarino anche all’interno dei musei, hanno aperto in due momenti uno squarcio profondo nei miei pensieri, riportandomi per un attimo al Belpaese. entrambi i lampi al cimitero di Père Lachaise. prima ancora di imbattersi nella tomba di jim morrison (che mica è facile da trovare, c’è sempre qualcuno che si aggira per i sentierini lugubri con la faccia stravolta, per diversi motivi, gridando “Jim Morrison??!?”) vedrete l’adiacente sepolcro di un malcapitato (altro che livella) ripieno di scritte vergate con penne, pennarelli e chiavi, tra le quali spiccano JIM VIVO e JIM SEMPRE CON NOI.

la tomba è in condizioni pietose ed è piena di sigarette, sporcizia e biglietti del metrò.

tomba di jim morrison-doors

Tomba di Jim Morrison

Ma non volendosi accontentare si potrebbe andare verso la tomba di oscar wilde: questa è completamente ricoperta di impronte al rossetto di labbra femminili e frasi a pennarello (con annesse correzioni e cancellature) che si beffano della gentile richiesta di non rovinare il momumento, restaurato pochi anni orsono. anche qui svetta, che sembra di sentire la voce da bagarino di cui sopra, una frase in italiano, probalmente ritenuta geniale dall’autore: L’IMPORTANZA DI ESSERE OSCAR!

Il père lachaise è l’unica delusione di parigi, a cui, posso immaginare, contribuiscono tanti stranieri che sono convinti che nello stesso cimitero seppelliranno maria de filippi o la sua connazionale equivalente.

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  • Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

    Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

    E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.

    Due miserie in un corpo solo.